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Lo scopo del business e le benefit corporation


Lo scopo del business e le benefit corporation
27 settembre 2018

La campagna #CollectingInnovation continua, oggi Paolo Di Cesare , co-founder di Nativa ci racconta del progetto alla base di questa azienda innovativa, con un’analisi sul rivoluzionario modello Benefit Corporation e sulla sua diffusione promossa in prima linea proprio da Nativa.

 

“Può l’industria darsi dei fini? Si trovano questi semplicemente nell’indice dei profitti? Non vi è, al di là del ritmo apparente, qualcosa di più affascinante, una destinazione, un vocazione..? (Adriano Olivetti)

Abbiamo incontrato Guggenheim Intrapresae al Convegno Sinergie della Società Italiana di Management ospitato dall’Università Ca’ Foscari. Sono rimasto colpito da questo progetto di grande spessore sociale e nella cui vision ho trovato molte affinità col modello for benefit e per questo ho risposto con entusiasmo all’invito a scrivere un articolo.

Nativa, l’azienda che ho fondato insieme al mio socio Eric Ezechieli, è una design company dedicata all’innovazione ‘a prova di futuro’. Opera attraverso ‘Benefit Unit’ che svolgono attività di strategic advisory in ambito Innovazione Sostenibile, design e consulenza architettonica, sviluppo software, promozione di nuovi paradigmi di business e attività di comunicazione.

E’ nata nel 2012 come frutto di un processo creativo, al termine di una lunga e profonda riflessione sullo scopo dell’impresa. Eric ed io eravamo stupiti dal fatto che un’impresa, come regolato dai codici civili di mezzo mondo, nascesse e operasse per un solo scopo: la divisione degli utili per gli azionisti.

Gli stakeholder o più in generale la società e l’ambiente non sono contemplati da questa equazione. Sono state promulgate leggi che stabiliscono regole e livelli, esistono imprenditori e manager che pongono grande attenzione alle persone e all’impatto ambientale che determinano. Tuttavia, codice civile alla mano, il Capitalismo ha basato il proprio successo (e i propri insuccessi) sull’idea che la finalità di profitto fosse l’unica concepibile per un’impresa, stabilendo di fatto quello che in letteratura è definito il “primato degli azionisti”.

La conseguenza inevitabile di questo paradigma è un sistematico degrado della società e dell’ambiente. I sistemi naturali sono in rapido declino, la distribuzione del benessere è fortemente squilibrata a favore di pochi ed una delle cause è nel fatto che ad un’azienda oggi è permesso fare profitti anche se questi derivano dall’avere causato un danno sociale o ambientale, che fino ad oggi non è stato né misurato né contabilizzato.

Cosa accadrebbe se l’equazione alla base del business includesse anche tutti gli altri portatori di interesse e prevedesse la misura del beneficio apportato nei loro confronti con lo stesso rigore con il quale viene misurato il ritorno degli azionisti?

Qualche anno fa, alcuni imprenditori americani, sulla scia del pensiero di un grande imprenditore italiano quale Adriano Olivetti, hanno cominciato a rispondere a questa domanda con lo scopo ultimo di far compiere un salto evolutivo al business, introducendo il concetto di Benefit Corporation.

Si tratta di aziende for profit che decidono volontariamente di adottare un paradigma più evoluto e passare dal modello a singola finalità (il profitto) ad uno caratterizzato da una duplice finalità: profitto e impatto positivo su società e ambiente. La visione del movimento delle B Corp è di usare il Business come forza positiva per creare una prosperità durevole e condivisa. Per questo è necessario che: a) le aziende siano misurate in maniera completa, trasparente e rigorosa per i loro risultati totali, tenendo conto non solo di quelli economici ma anche degli impatti sulla società e sull’ambiente e b) sia disponibile un nuovo modello giuridico che renda esplicita e protegga la loro doppia finalità.

La non profit B Lab promuove nel mondo le Benefit Corporation e con il sostegno di grandi fondazioni ha sviluppato il più robusto e diffuso protocollo al mondo di misura degli impatti, il B Impact Assessment (BIA), oggi adottato da più di 70.000 aziende nel mondo. Lo strumento fornisce indicazioni sulla performance economica, sociale e ambientale dell’azienda riassunta da una misura numerica dell’impatto prodotto dall’impresa (tra 0 e 200 punti) e dal profilo di questo impatto con le aree di possibile miglioramento. Le aziende che superano il punteggio di 80/200, vengono premiate come Certified B Corp®.

Oltre allo strumento di misura, B Lab ha promosso fin dal 2008 l’adozione di una forma giuridica ad hoc per riconoscere la duplice finalità: la Benefit Corporation. Lo Stato USA ad adottarla per primo è stato il Maryland nel 2010 ed oggi sono 34 gli stati degli Stati Uniti che riconoscono le Benefit Corporation.

Nel 2011 siamo entrati per la prima volta in contatto con il tema grazie ad un articolo pubblicato sulla rivista Harvard Business Review (The For Benefit Enterprise di Heerad Sabeti). Fu una vera e propria illuminazione. Le domande che ci eravamo posti per tanto tempo trovavano così una possibile risposta e finalmente avevamo un nuovo modello per incorporare le nostre attività, da tempo dedicate a sviluppare progetti di Innovazione Sostenibile in aziende italiane. Nel predisporre lo Statuto di Nativa abbiamo scritto ciò che crediamo sia la nostra vocazione: contribuire a una trasformazione positiva nei paradigmi economici, di produzione, di consumo e culturali, in modo che tendano verso la sistematica rigenerazione dei sistemi sociali e naturali, il tutto massimizzando la Felicità di chi lavora in Nativa. Lo Statuto è stato così redatto come primo adattamento del modello giuridico di Benefit Corporation che allora esisteva solo in una decina di stati degli USA. Ma fu respinto per ben quattro volte dalla Camera di Commercio di Milano.

Questa esperienza ci diede lo stimolo e l’energia per cambiare lo status quo, tanto da decidere di promuovere un processo legislativo che in soli 14 mesi ha portato l’Italia a essere il primo paese europeo e il primo Stato sovrano al mondo ad aver introdotto, dal gennaio 2016, l’equivalente della Benefit Corporation, denominata Società Benefit. Questa forma legale rappresenta una modifica permanente del DNA dell’azienda e ne protegge la missione in caso di entrata di nuovi investitori, cambi di leadership e passaggi generazionali. L’articolo 1 della Legge recita: “La presente legge ha lo scopo di promuovere la costituzione e favorire la diffusione di società, denominate società benefit, che nell’esercizio di un’attività economica, oltre allo scopo di dividerne gli utili, perseguono una o più finalità di beneficio comune e operano in modo responsabile, sostenibile e trasparente nei confronti di persone, comunità, territori e ambiente, beni ed attività culturali e sociali, enti e associazioni e altri portatori di interesse.”

Ad oggi centinaia di imprese italiane hanno scelto questo nuovo modello o sono prossime alla trasformazione. Dopo Nativa, aziende come Aboca, AFAM, Davines, Herbatint Antica Erboristeria, Fratelli Carli, Assimoco, Slow Food, Damiano, Zordan, Filippi, Dermophisiologique, Arkage, Litte Genius International, Zordan, Croqqer, D-Orbit, NWG, Singularity University Italia, VITA e Mondora da semplici srl o spa diventano Società Benefit.

Uno degli esempi più importanti di Benefit Corporation al mondo è Kickstarter, la più grande piattaforma di crowdfunding del mondo. Leggere lo Statuto di Kickstarter è fonte di grande ispirazione. La mission è to help bring creative projects to life e, com’è noto, la piattaforma sostiene la mission facilitando micro donazioni da parte di migliaia di persone in tutto il mondo. Più di 1 miliardo di dollari sono stati raccolti in pochi anni di attività e migliaia di progetti culturali e artistici sono diventati realtà. Ma la vera innovazione è nel fatto che questa mission non è solo descritta sul sito web, come accade solitamente ma è integrata e minuziosamente descritta nello Statuto di Kickstarter.

La mission, suscettibile di cambiamenti, diventa scopo e finalità dell’impresa e viene protetta nello Statuto. E così si può leggere che metà dei ricavi dell’impresa sono devoluti a supportare programmi con focus sulle arti e sulla musica per bambini e giovani di aree svantaggiate.

Immaginiamo per un momento che tutte le aziende del mondo fossero ispirate in un sol colpo a trasformarsi in Benefit Corporation. Che siano chiamate ad esprimere la propria vocazione e a trascriverla come un impianto di DNA nello Statuto dell’impresa. Che siano così chiamate a bilanciare l’interesse degli azionisti l’interesse degli altri portatori d’interesse e a pianificare azioni volte a perseguire questa vocazione. Tra le infinite possibilità di identificare una vocazione, molte di queste saranno rivolte, come suggerisce la legge italiana, verso beni e attività culturali, favorendo così lo sviluppo di modelli di compartecipazione tra aziende e istituzioni private come la Collezione Peggy Guggenheim.

 

Assisteremmo probabilmente alla più grande ondata di innovazione della storia dell’umanità e al più grande impatto positivo sulla società e nella biosfera.

Siamo convinti che questo sia l’inizio di una rivoluzione e che presto le aziende NON benefit perderanno la licenza di operare, non importa se da parte del legislatore o dei consumatori o da altro stakeholder.

Quello che per noi è certo è che accadrà presto.

“C’è una cosa più forte di tutti gli eserciti del del mondo, e questa è un’idea il cui momento è ormai giunto.“

(Victor Hugo)